Per un po’ di Gulasch in più

E’ quando cominciano a venire fuori certi nomi, legati a certe belle linee nelle Pale di San Martino, che cominci a comprendere come il tuo weekend stia per trasformarsi in qualcosa di fantastico; in un bel viaggetto come non se ne faceva da tanto tempo. Un metodo giusto per riprendere a fare cose belle!

Karim e Luca sono sempre pronti a lanciarsi su queste linee, a prendere e partire per fare questi bei viaggi verticali rendendo il fine settimana qualcosa di veramente indimenticabile grazie alla loro compagnia.

Tutto inizia il sabato, di mattina presto, dopo una levataccia e una signora colazione a Fiera di Primiero. La variante alta del sentiero 709, attraversando Pra d’Ostio, ci porta velocemente nel cuore della Val Pradidali, all’ombra del Cimerlo, del Maor, Della Pala Canali e di tante altre belle cime che compongono questo fantastico teatro. Siamo svelti, nonostante gli zaini ultracarichi in vista di una probabile dormita in tenda, e riusciamo ad arrivare ben presto ad un rifugio Pradidali semi deserto a causa della pioggia del giorno prima e del forte vento che ancora colpisce rocce, cime e uomini.

Non ci lasciamo scoraggiare da queste folate continue, che abbattono la temperatura a livelli da Mar Glaciale Artico, e ci dirigiamo subito verso Cima Wilma, una bella e caratteristica vetta che, seppur affiancata alla più poderosa e ieratica Canali, conserva un fascino tutto suo, più austero e defilato dalle grandi masse che ricercano le vie famose.

La nostra intenzione è quella di raggiunger la cima seguendo le orme di Solleder e Kummer che qui, attraverso rampe e camini, hanno tracciato una bella linea che in breve conduce alla cresta sommitale. Decidiamo però di aggiungere un po’ di pepe alla giornata andando ad attaccare più a sinistra rispetto all’attacco originale. Esiste infatti una variante diretta che, con un paio di tiri verticali su una riga nera, permette di evitare la parte iniziale della via normale. Luca e Karim sono così gentili da lasciarmi tirare questa vietta garantendomi, così, un bel po’ di divertimento su una roccia che, seppur da ripulire in alcuni tratti, risulta essere compatta e decisamente piacevole.

Ogni tiro è una sorpresa diversa e permette di trascorrere la giornata in maniera piacevole nonostante il vento che, imperterrito, continua a farci assaporare dei preludi di un inverno ancora lontano. E’ infatti la simpatia e la voglia di scherzare che ci aiutano a scaldarci e a dimenticare il freddo. Ben presto giungiamo sulla vetta, dopo un paio di bei tiri in un camino/diedro entusiasmante, e qui ci lasciamo andare ad un bel po’ di riposo prima di iniziare la discesa, con una serie di nove doppie, lungo la via normale. Arriviamo in rifugio giusti giusti per accaparrarci tre posti letto nel sottotetto ed evitarci così una notte nella bufera che, nel frattempo, continuava a crescere d’intensità.

Ci rintaniamo dentro al rifugio a gustare una cena a base di pasta al ragù, gulasch e panna cotta; una cena da campioni servita in una veranda con una vista stupenda sulla conca del rifugio che, improvvisamente, grazie anche a questa bufera di vento che allontana le nubi, regala un’effimera visione di ciò che ci aspetta il giorno dopo.

Una cena da campioni si è detto…. unico problema è che, sia io che Luca, a quanto pare non lo siamo. Il freddo preso di giorno, unito alla cena a base di carne, ha contribuito alla nascita di ribellioni interne necessitanti di vari momenti contemplativi sia durante la notte che durante il giorno successivo. Momenti nei quali siamo riusciti ad entrare in contatto con il nostro vero Io, essendo anch’esso uscito dal nostro corpo.

Nonostante la piccola disavventura non ci lasciamo spaventare e, con il sorriso (e tanti fazzoletti), lasciamo il rifugio in direzione della grande Canali, più in particolare della Torre Gialla, svettante sulla destra. Lì, domenica, Luca guida la cordata sulla via Soldà-Syda che, mai banalmente affronta la parete nord-ovest. Ci divertiamo, anche grazie al vento che si è deciso a ritirarsi. Attraverso una serie di placche e camini riusciamo a raggiungere il vero tratto clue della via, dove Luca dà prova della sua bravura “camminando” sul duro e dando l’opportunità a me e Karim di divertirci sia sulla bella fessura del V tiro sia sul fantastico diedro del VII. Le possibilità di protezione che offre la parete, unite ai pochi chiodi di via, ci permettono di affrontare ogni tiro in maniera abbastanza tranquilla godendo anche dei momenti di sosta per poter ammirare il paesaggio e la varietà di cime che ci circondano.

Una via che risulta essere poco ripetuta ci ha riservato grandi sorprese sia a livello di roccia sia a livello di estetica della linea. Un vero e proprio viaggio all’interno di questa grandiosa parte della Cima  Canali. Nonostante i continui brontolii di pancia arriviamo in vetta contenti e felici, pronti per la lunga discesa che ci riporterà alla base della parete grazie ad una lunga epopea lungo calate, cenge e passaggi esposti degni, già di per sè, di una grande avventura.

Tornati al rifugio recuperiamo gli zaini, salutiamo Duilio, il gestore e guida alpina che ci è venuta incontro appena ci ha visti rientrare, e ci dirigiamo subito verso valle ripercorrendo le orme lasciate in un giorno che, seppur tanto vicino, per i nostri animi risulta essere lontano grazie alle nuove esperienze vissute.

E’ lungo tale discesa che tiriamo le somme di questi due fantastici giorni; ci accorgiamo di esserci divertiti un bel po’, di aver fatto una Signora esperienza, di essere tutto fourché stanchi e di aver lasciato il nostro mal di pancia su in parete.

Brutta bestia l’euforia: se ti prende non ti lascia tanto facilmente e ti fa gioire anche delle più piccole cose!

Oggi, dopo alcuni giorni, ripensando a questo fantastico weekend in questa bellissima conca, posso ritenermi davvero fortunato sia per aver avuto l’opportunità di salire queste due belle linee, che nulla si lasciano togliere dalle infinite e continue ripetizioni di altre vie più blasonate, sia per aver potuto condividere questa fantastica esperienza con due carissime persone che amano, anzi, Amano la montagna giorno per giorno. Un po’ come faccio anche io.

Grazie mille a Karim e Luca per essere compagni e amici carissimi!

 

P.S. lascio qui di seguito i link al sito OrmeVerticali di Luca e Karim; essi rimandano direttamente alle relazioni e ad altre foto delle due vie

Cima Wilma, via Solleder-Kummer

Torre Gialla, via Soldà

 

 

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